Il profumo della libertà

Giorgia Meloni

Ministro della Gioventù


Prima di qualunque considerazione, desidero ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a riempire di ricordi, riflessioni, speranze questo libro. Poi voglio ringraziare coloro che lo stanno leggendo, specialmente se ancora giovani, per la loro curiosità, per l'atto di impegno civile che stanno compiendo in questo momento. Molti anni, sono trascorsi, e tornare indietro non si può. Non si potrà chiedergli di non recarsi da sua madre, almeno quel giorno. Non si potrà ascoltarlo, un'ultima volta ancora, mentre spiega agli studenti italiani le ragioni di una lotta che è di tutti e non di uno solo o di pochi. Non si potrà fermare quella strage, ma si potrà fare qualcos'altro che renda onore alla sua vita e alla sua morte: schierarsi dalla sua parte, anche se lui non c'è più, da diversi anni.

Dalla parte di Paolo Borsellino si ama la libertà, si ama la bellezza di una  esistenza libera dalla violenza criminale che diventa prassi quotidiana, libera dallo sfruttamento vigliacco di molti da parte di pochi, libera dalla droga, dall'estorsione, dalla corruzione, dall'ingiustizia. Dalla parte di Paolo Borsellino si combatte oggi, come tutti i giorni, su ogni pezzettino della nostra nazione per veder trionfare la giustizia in ogni ambito sociale. Non serve fare il magistrato antimafia per servire la causa di Paolo Borsellino.

Tutti noi, qualunque età abbiamo, qualunque lavoro facciamo, in qualunque città viviamo, siamo chiamati ad una scelta di parte: o di qua, dalla parte di Paolo, o di là, dalla parte di quei vili senza onore che opprimono il nostro popolo. Il nemico è lo stesso, che si chiami mafia o camorra, il nemico è rappresentato da coloro che antepongono il proprio interesse a quello della propria gente e per questo sono pronti a schiacciare regole, diritti, uomini, donne, vite. Dalla parte di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone, dei loro agenti di scorta e di tutti i martiri nella lotta alla mafia si ama l'Italia. Ogni giorno della nostra vita siamo chiamati a scegliere a quale parte del campo di battaglia appartenere, a quale visione del mondo aderire. Anche chi fa politica deve fare la sua parte, anzi più di qualunque altro. Diceva Borsellino: "A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l'esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato".

La politica deve usare le sue stesse parole, perché si tratta di un giuramento verso coloro che rappresenta, verso coloro che hanno donato tutto di sé stessi per il nostro destino in comune.

Sono molte le ragioni per cui mi è caro Paolo Borsellino, non ultimo il suo impegno politico giovanile presso l'università di Palermo. Molte volte, soprattutto negli ultimi mesi, mi è stato chiesto il motivo del mio impegno politico, quale fosse stata la scintilla che a 15 anni ha acceso una passione civile nel mio cuore.

Fu quel sacrificio, fu la morte di Paolo Borsellino, pochi mesi dopo quella di Giovanni Falcone. Ricordo ancora la rabbia provata nel vedere quelle immagini in tv, ma ricordo bene anche l'amore verso quel popolo in lacrime che piangeva i suoi eroi caduti in quel vile attentato. Inermi non si poteva più stare, non si poteva più restare ignavi di fronte alla criminale arroganza di quegli uomini senza onore neppure capaci di affrontare Paolo e la sua scorta a viso aperto, ma nascosti, al sicuro, a centinaia di metri dall'esplosione. Non potremo far nulla per impedire quella strage infame, ma possiamo far crescere dentro di noi la
stessa utile rabbia di allora ed annunciare a tutti che restiamo schierati dalla stessa parte di allora, al fianco di Paolo Borsellino.

Quando un fenomeno criminale come la mafia o la camorra o la criminalità organizzata si radica nell'immaginario collettivo, in ogni ambito del quotidiano e del territorio, serve una campagna di contrasto dal punto di vista culturale. Se la lotta alla criminalità organizzata resta confinata al piano militare, sarà come togliere l'acqua dal mare con un cucchiaino perché ci sarà sempre qualcun altro pronto a prendere il posto del criminale appena arrestato. Per spezzare il circolo vizioso che alimenta la mafia bisogna conquistare il cuore di coloro che vivono all'interno dell'area infestata. Ma questo vale dappertutto, non solo in Campania o in Calabria o in Sicilia. Bisogna rappresentare i nostri nemici per quello che sono: pochi criminali senza alcuna dignità che schiacciano con la violenza il diritto di una popolazione a vivere nella libertà il proprio presente.

Certe volte si confonde la legalità con la difesa dello stato, di un sistema che ti obbliga a pagare le tasse, ad andare a scuola, a pagare il biglietto sull'autobus, a fare la raccolta differenziata dei rifiuti, che ti fa la multa se vai sul motorino senza casco, oppure ti costringe alla disoccupazione, relegandoti ai confini di una vita che si vorrebbe piena di fama e ricchezza. Ma in realtà la legalità è l'unico strumento che difende la gente comune, la sua libertà innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità".

Buona lettura, giovane italiano.