Non li avete uccisi, le loro idee camminano sulle nostre gambe

Magda Guarnaccia

Magistrato Ordinario in tirocinio

19 Anni.

Nella mia stanzetta palermitana di studentessa fuori sede, cerco di mettere a fuoco uno sguardo intenso, direzionato verso l'enorme manuale di diritto privato, con l'in­tento di guadagnare la maggiore comprensione possibile. La speranza è che lui (il ma­nuale), avendo compassione di me, mi consenta di carpire qualcuno dei suoi oscuri misteri.

L'aria è afosa come nella migliore tradizione di luglio, la sedia rovente, mi alzo: forse è il caso di mollare tutto, io e questo libro proprio non ci prendiamo.

Sulla parete un lenzuolo appeso con due chiodini, l'immagine colorata di due uo­mini che sorridono, in basso c'è scritto: "non li avete uccisi, le loro idee camminano sulle nostre gambe".

Mi risiedo, sono davvero molto confusa, ma qualcosa mi dice che, in qualche modo, io vorrei essere le loro gambe: bisogna ricominciare a lottare con il manuale.

23 anni.

Aula Magna della facoltà di Giurisprudenza.

Pare che io ce l'abbia fatta, dopo molte altre storie di sguardi tra me e i manuali, l'ho spuntata, sono qui, circondata da amici e parenti che gioiscono con me per il tra­guardo raggiunto.

Dopo la proclamazione ci avviamo tutti verso l'uscita e i meritati festeggiamenti, alla fine delle scale imponenti ed eleganti lancio un ultimo sguardo alla lapide.

È stata istallata qualche anno fa, non senza qualche ritrosia di noi studenti, marmo bianco e ottone luccicante: "la Facoltà di Giurisprudenza di Palermo ringrazia i propri studenti caduti per mano della mafia" e giù una sfilza di nomi, in rigoroso ordine al­fabetico. Tra i primi spicca quello di Paolo Borsellino, a seguire Giovanni Falcone e poi la compagna e poi ancora tutti gli altri.

Le mie idee sono sempre più confuse, non ho aspirazioni eroiche e non vorrei il mio nome su quella lapide, ma c'è bisogno di gambe, sulle quali fare camminare quelle idee.

26 anni.

Sono ancora a Palermo, ho deciso di frequentare la scuola di magistratura.

Con amici e colleghi non mancano le occasioni per stare insieme e divertirsi.

Alcuni locali trasmettono un'allegria tutta siciliana: tavolini all'aperto, gente che chiacchiera ad alta voce e gesticola con animosità, il cameriere con il codino che pare uscito da una sit-com della televisione e dei piatti di insalata con dentro tutto l'imma­ginabile e calorie per una settimana.

Torniamo alla macchina.

Per un attimo i nostri sorrisi si velano e restiamo in silenzio, senza bisogno di dire nulla: abbiamo parcheggiato in via D'Amelio.

30 anni.

Ormai da qualche anno sono un avvocato.

Sono tornata a vivere nella mia città d'origine, ho intrapreso la necessaria gavetta e provo a sbarcare il lunario.

Questa volta ho beccato un pesce grosso: un cliente palermitano vuole che patrocinii la sua causa.

Varco per la prima volta l'ingresso del Tribunale di Palermo, entusiasta ed elettriz­zata, sono diventata grande e ho fatto un po' di strada, mentre attraverso la piazza cen­trale del Tribunale mi rendo conto che ogni scalino di fronte a me reca sull'alzata il nome di ognuno di loro: di nuovo Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Francesca Mor­villo e tutti quegli altri che hanno vissuto giornalmente questo luogo, attraversato que­sta piazza e pagato con la loro vita la coerenza del loro lavoro... la mia mente ritorna nuovamente al lenzuolo appeso al muro e a quei visi sorridenti: in che modo, con il mio lavoro, posso fare camminare le loro idee sulle mie gambe? E soprattutto: ne avrei davvero la forza?

32 anni.

Aveva ragione Cenerentola...i sogni possono diventare realtà!! Ho studiato tra un'udienza e l'altra, ho fatto un ultimo tentativo: ho vinto il con­corso in Magistratura!!

Oggi sono qui, a ricostruire il mio breve percorso professionale cercando i punti di contatto tra la mia storia "normale" e la storia "speciale" di due uomini che hanno stu­diato nella mia stessa facoltà, attraversato le vie della stessa città, respirato la stessa aria.

E adesso? Cosa mi aspetta? Quali esperienze affronterò? Ne sarò all'altezza?

Ancora oggi non tutto mi è assolutamente chiaro, ma un desiderio mi accompagna costante: ho davvero voglia di provare a dare le gambe a quelle idee che hanno reso il mio Paese un posto migliore.