Sono morti per noi
Gioele Davì
Studente della Scuola Media Statale “F. Riso” di Isola delle FemmineOgni anno, il 23 maggio e il 19 luglio, noi italiani ricordiamo due grandi uomini che sono morti nella speranza di donarci un futuro migliore, un futuro senza la criminilità organizzata, senza la mafia. Benché siano morti, non dobbiamo credere che abbiano fallito nel loro intento, poiché il loro operato, come quello di tanti altri uomini coraggiosi come loro, ha fatto una breccia che ha portato luce nella cappa oscura che la mafia ci ha imposto.
I nomi di questi giudici, ed eroi, sono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. È a loro che dobbiamo dire grazie per il mondo migliore che, col loro sacrificio, hanno cercato di creare, per il loro coraggio, che li ha spinti a non cedere di un passo dinanzi alla mafia.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono stati gli artefici del famoso "Maxi Processo", nel quale circa 400 persone, legate alla criminalità organizzata, vennero indagate, e 360 di esse vennero condannate. La vita di questi grandi eroi è stata segnata dai pericoli, dalla costante minaccia di morte, dalla consapevolezza di essere "dei morti che camminano", senza per questo avere il minimo ripensamento sulla scelta che avevano fatto. Erano di-sposti a dare la vita per la costruzione di una società migliore nella quale vivere e, se sono morti, ebbene, la colpa è anche nostra.
Non basta più dare la colpa alla criminalità organizzata o allo Stato. Noi siamo lo Stato, noi siamo la mafia, col nostro silenzio, la nostra omertà e indifferenza. Non basta più l'ondata di indignazione che viene manifestata alla morte di qualche eroe ucciso dalla mafia, indignazione passeggera e che non porta alcun frutto. Come disse Paolo Borsellino, appena un mese prima della sua morte: "La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere, nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della continuità e quindi della complicità".
Durante questi ultimi decenni, molte persone, come Giovanni e Paolo, hanno dato la vita perché il sogno di un mondo migliore diventasse realtà, eppure sembra che nulla sia cambiato. La mafia potrà mai essere sconfitta? Sì, la mafia non è invincibile e siamo noi giovani, soprattutto noi giovani, che possiamo farlo. È una lotta difficile, non c'è dubbio. Esiste un solo mezzo per combatterla: la cultura, capace di farci ribellare ad una società che non ci soddisfa più, ad una società troppo corrotta e immersa nel sangue di uomini onesti. È giunto il tempo di ribellarci, di fare qualcosa noi, in prima persona. Lo dobbiamo a tutti coloro che hanno lottato per noi. Solo in questo modo la morte di Giovanni e Paolo e di tanti altri uomini e donne non sarà stata vana. Era questo ciò che Giovanni Falcone sperava, quando disse che "gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini".
Con queste parole ho voluto rendere omaggio a due eroi che sono morti per regalare a me e a tutti coloro che mi stanno attorno una vita migliore. Il loro esempio non deve essere ricordato solo una o due volte all'anno, ma deve starci sempre nella mente, quando ci troveremo dinanzi ad atti d'ingiustizia, affinché la voce della giustizia squarci una volta per tutte il silenzio dell'omertà.
Grazie a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, per ciò che avete fatto per noi e grazie a tutti coloro che sono morti per sconfiggere la mafia.
"Sono morti per noi e abbiamo un grosso debito verso di loro. Questo debito dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera, rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro, facendo il nostro dovere".(Paolo Borsellino -25 giugno 1992, Palermo).








