Un patrimonio per i giovani

Manfredi Borsellino


Caro Ministro,

sono veramente lieto dell'iniziativa da Lei assunta di raccogliere in questo volume una serie di testimonianze e ricordi di mio padre e di Giovanni Falcone.

Non mi sento ancora pronto, sebbene siano trascorsi molti anni dalla morte di mio padre, a tracciarne un ricordo per i tanti giovani a cui Lei ha voluto dedicare questo volume, giovani cui peraltro mi sento particolarmente legato, sia sotto il profilo umano che sotto l'aspetto della "comunanza" di valori, cresciuti come me nella fede, nell'amore per la Patria (termine questo sempre più in disuso), per la famiglia e "permeati" da quegli ideali di giustizia per i quali mio padre, uomo dello Stato, si è sacrificato. Vorrei idealmente abbracciarli tutti, consapevole che moltissimi di loro, benché avessero pochi anni di vita in quel lontano ed infausto luglio del 1992, hanno "idealizzato" Paolo Borsellino, rendendo ogni giorno vivo il suo ricordo.

È un momento storico particolare, sembra che lo scenario in cui è maturata la decisione di assassinare mio padre possa schiarirsi da un momento all'altro grazie a nuove collaborazioni ed a particolari forse trascurati dagli investigatori in passato, ma ciò che oggi per me conta più di ogni altra cosa è l'omaggio alla memoria di mio padre che anche con questo libro gli avete voluto tributare "per non dimenticare" - come Lei ha scritto - "il significato prezioso del suo messaggio ai giovani siciliani e italiani".

A questi giovani io voglio dire: non guardatevi indietro, fissate un obiettivo e fatelo vostro, non c'è di meglio nella vita che realizzarsi nel proprio lavoro e crescere i propri figli lasciando loro i patrimoni "morali" ereditati dai nostri padri. Mio padre mi diceva: non ti lascerò patrimoni o ricchezze, sono e voglio rimanere un umile "servitore dello Stato", ma una grande "eredità morale" unita ad un archivio attraverso il quale potrai raccontare e far conoscere il "nonno" ai tuoi figli, il bene più prezioso che il Signore ci può donare.