Introduzione alla seconda edizione

Stefano Amore

Magistrato, Consigliere del Ministro della Gioventù

Vitaliano Brancati sosteneva che ciascuno ha sotto il braccio il libro che si merita.
 
Questo piccolo volume, "Il profumo della libertà", giunto ora alla sua seconda edizione e dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è finito, effettivamente, sotto il braccio di molti giovani, che hanno così dimostrato quanto questi due magistrati, Falcone e Borsellino, siano entrati a far parte della loro cultura, troppo spesso fraintesa e sottovalutata, e quanto sia viva la loro memoria nel nostro paese. Il libro non ha circolato, peraltro, solo nel tradizionale formato cartaceo, ma è stato diffuso anche su internet, risultando il volume più scaricato su IPAD nel 2010.
 
Eppure non si tratta di un'opera letteraria, di un romanzo avvincente, ma soltanto di una raccolta di scritti che hanno lo scopo di raccontare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nei loro atteggiamenti quotidiani e nel loro tanto amato lavoro.
 
Brevi schizzi o ricordi di chi li ha conosciuti da vicino, lavorandoci fianco a fianco, o 
di chi, pur non avendoli mai incontrati, ne ha voluto seguire l'esempio, magari decidendo di intraprendere la difficile professione del magistrato.
 
Certo è, e il successo del libro ne è la prova, che il dialogo tra Borsellino, Falcone e i giovani italiani non si è mai interrotto. Ha forgiato, anzi, l'identità, morale e culturale, delle nuove generazioni e ha permesso a tutti di avere un esempio luminoso di quella che è l'Italia a cui la gente comune, e soprattutto i giovani, aspirano.
 
Per questa ragione, per assecondare questo interesse e diffondere sempre di più tra i giovani il fresco profumo della libertà, evocato con tanta poetica bellezza da Paolo Borsellino, il Ministro della Gioventù ha deciso di far pubblicare una seconda edizione del volume che, ponendosi in continuità con quella precedente, attraverso le prefazioni, rimaste immutate, potesse avere però nuovi e diversi contenuti.
 
A raccontare Falcone, Borsellino e Francesca Morvillo sono stati, così, questa volta: Claudio Martelli, all'epoca Ministro Guardasigilli, il Prefetto Alessandro Pansa, Giovanni Minoli, l'Avvocato generale di Palermo, Maria Teresa Ambrosini, il Procuratore aggiunto di Palermo, Ignazio De Francisci, l'avvocato Francesco Crescimanno, Caterina Chinnici, figlia di Rocco, anche lei magistrato, attualmente Assessore della Regione Sicilia. E poi tre giovani magistrati, Elisa Fazzini, Alessandro Petronzi e Magda Guarnaccia, e un ancor più giovane studente, Gioele Davì, della Scuola Media statale "Francesco Riso", di Isola delle Femmine.
 
Proprio Gioele Davì, in un'età che si potrebbe immaginare ancora permeata solo di passioni sportive e confinata nel paradiso della spensieratezza e dei giochi, scrive alcune parole che dovrebbero farci riflettere: "Esiste solo un mezzo per combattere la mafia: la cultura, capace di farci ribellare ad una società che non ci soddisfa più, ad una società troppo corrotta e immersa nel sangue di uomini onesti".
 
Da un ragazzo di tredici anni ci vengono considerazioni, pensieri, che avrebbero potuto essere proprio quelli di Falcone o di Borsellino.
 
È un esempio di come la mafia, la violenza e il degrado morale possano essere spazzati via, con un tratto di penna e la passione delle idee, dalle nuove generazioni.